martedì, 14 giugno 2005

Lo spettro: Uno spettro si aggira per i sogni.
Gente meschina, che piange, che vomita
che si arrotola come un gomitolo di lana
Che piange i morti.
E poi "madame, mi ascolti, sono pazzo di lei"!
Vuoi sapere cosa si prova da morti, mio caro maritello borghesuccio ganja?
Si prova tradimento.
e sospetto.
Così, come un verso che termina
e casca giù nel verso di sotto
come un verme che agonizza infilzato
anima abbandonata dal creato
ago perso nel pagliaio.
Così come uno specchio rotto
riflessione in pezzi
sentimenti persi in un mondo corrotto
tra gioielli di discorsi grezzi

Così i morti hanno perso
lo scorrere del sangue.
Bocca aperta
sguardo agonizzante
una calma terrorizzante
rimboccata nella coperta.
Tuo è solo il ricordo truce
anche tu morirai
spenta è la luce
tutti moriremo
infilzati in una croce
o dimenticati dopo essere stati imbalzamati
odiati in modo feroce
ferocemente amati.

(mentre se ne va via)

Non tradire i morti
non potrai amare altre persone, come hai amato me.
Non potrai amare mia sorella.

Madame pastiche: Una camera del palazzo
Madame Pastiche seduta di fronte ad uno specchio si spazzola i capelli

Dal terrazzo, nascosta dietro una colonna, ogni giorno li vedo dirigersi al mio portone. Già dal primissimo mattino. I più timidi preferiscono le ore notturne, per nascondere il viso nel manto e il cuore tra le tenebre. Qualcuno canta, qualcun'altro sussurra. Mi portano regali d'ogni foggia. Mi riempiono di rose e parole. Proprio ciò di cui non ho bisogno. È nota in ogni contrada l'incomparabile bellezza delle mie rose. Di un rosso omicida, di un odore straziante. Innaffiate ogni notte con acqua e sale, se non ci credete chiedete pure al mio (sillabando) e r m e l l i n o. Non è vero, top? Ma cosa stai facendo, dormi, brutto topaccio?! Uff..
(ripone la spazzola e passa un batuffolo di cotone sul viso)
Sai, top? L'altro giorno ho sbirciato più a lungo del solito. Gente strana...un tipo che spingeva un ciuco, un venditore di cianfrusaglie, un menestrello con la raucedine. Ho notato anche un uomo dagli occhi di fuoco e la lingua di amianto. Passione nel pugno, anatemi fra i denti. Seminascosto da un rovo. Forse una tattica inversa la sua; l'ho tenuto d'occhio per tutto il tempo. Non si sa mai...
Non ho proferito parola. Non un ulteriore sguardo rispetto a quelli che la sociale cortesia impone. Un rigoroso cenno con la testa a destra. Un compìto sorriso a sinistra. Ed eccoli lì, gonfi di sospiri e speranze mal riposte...Ho finto di congedarmi come mio solito e, una volta sicura di esser rimasta sola, ho lasciato cadere il cappuccio e ho riposto il ventaglio. A cavalcioni sul cornicione di questa prigione di lusso, in equilibrio tra la mia vita e il mondo, ho mormorato su note invisibili una nenia ancestrale, una ballata di morte, un requiem d'amore. Nessuno cui confidare il segreto che mi incatena il cuore. Io e questa luna congelata da una notte troppo fredda perchè possa rimanere impassibile. Fra un po' andrò a letto fino a che il sole non mi porterà nuovi amanti da sezionare, nuovi mariti da evitare...(pausa) se questa è vita...
(si alza dallo sgabello e passeggia piano)
Non tornate domani, non sarete voi a salvarmi. Come faccio a saperlo?...(il tono di voce è ora alterato) Lo sento! Lo sento già da quando in lontananza cumuli di polvere danzante mi preannunciano il vostro arrivo! Lo sento quando le mie labbra, dai vostri versi decantate, rimangono immobili invece di fremere di lussuria!...Lo sento perchè non una volta ho desiderato di abbandonare queste mura...(appoggiata alla parete si lascia scivolare per terra; piange)

Cala il sipario.

Parso: (nella sala da musica)

spolverare è un po' come rendere gli oggetti nuovi, richiamarli all'oggi, all'ordine.
ho sottomano questa piccola ceramica, celeste e rossa, Madame dice che fu un soldato a portarla.
è un pastore che soffia su un flauto di bambù, ma è in realtà di ceramica e non suona.

quando lo spolvero madame ricorda?
quando torna come era, il soldato sorride?
sono il lento operaio dell'oggi e strappo gli oggetti al passato, perché?
o sono solo un umile servo che prende la polvere su di sé, per non lasciarla alla madama...
che di polvere pare soffocare a volte ed io allora macchio il mio vestito, ma riapro il suo passato.

sono il suo umile servo madame, la mia opera è poca cosa, ma spero che umilmente la serva.

(soffia sulla statuetta - delicatamente la posa - esce)

Marte: (giorno, con il sole che sbuca tra due nuvole, davanti allo stagno)

Ora infilo il capo nella bocca dell'acqua e non lo tiro fuori finchè non capisco chi sono.
Poco importa se morirò.
Eccola qui, l'acqua.
Sto bene, è ghiaccissima.
Non ho voglia di vivere, non riesco a vivere, appunto, le cose per quello che sono, la filosofia stoica mi è aliena.
Non sono avido, sono povero in canna, ma sono avido, in effetti, di cose piacevoli, che sono quelle, che quando ti arrivano, ti vien da dirti amo tutti e da guardarti intorno e guardare la gente, per quello che fa, con uno scatto li immortali, che son li, il padre gioca col bambino, il bambino col cane, il cane ne monta un altro, ognuno non si considera, ma tutti sono felici.
Mi piace fare questi scatti, quando son contento, che la luna non sta di traverso, con la punta conficcata in faccia ad un sole stralunato.
Li immortalo per sempre, mia camera oscura, l'anima.
Altri giorni invece sono incazzato, e ce l'ho con tutti perchè non mi capiscono e con me perchè non mi capisco manco io, e con me un'altra volta, perchè non capisco nemmeno loro e allora poi ti vien da pensare odio tutti.
E' un attimo, certo, ma lo scatto lo faccio lo stesso.
Sicchè son di nuovo tutti nemici e allora me ne vo a bere qualcosa che poi è qualcosa di più.
E ci rimugino, penso troppo, ecco, e poi mi piace fissare il bicchiere e poi passo al portacenere.
E il male sta tutto lì, non so apprezzare le piccole cose, aspetto solo quelle roboanti, me ne sto fermo e aspetto che le cose mi caschino addosso. Poi mi stanco e impazzisco e allora devo uscire in tutti i modi.
E' che mi sono troppo preso in quei momenti, che poi diventa una droga.
Sto bene solo quando sto male, ma perchè le cose vanno bene.
Oh, le bollicine, guardate vengon su.
Sto perdendo i sensi e ancora non ho capito cosa sono.
Poco male, tanto la fine è vicina.
Credete che non sia capace di tenere la testa dentro, fino al soffocamento?
State a vedere, aspettate, tutto nella vita, è un'attesa della morte e quando arriva vicina, che la vedi, vien da lasciarsi andare e farsi cullare da queste acque.
Ma ancora non ho capito chi sono...

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categoria:madame pastiche
venerdì, 10 giugno 2005

Il pittore: Le tinte. Sono strane.
Ciò che appare agli occhi non è l'essenziale.
I contorni si riempiono di luce e sbavano parole fuori dal quadro.
Il fuoco è l'elemento primario.
Il fuoco è nel caminetto acceso, è ciò che fa colare la cera, è il bruciare di un mucchio di paginette sdrucite, è ciò che forgia la spada antica.
E' indispensabile farsi forza, coi tempi che corrono.
Le ombre risplendono da dietro l'uscio.
Contro le cesoie dei tagliaerba occorre che la tela sia più dura
di un sasso.
E il resto, come si dice, verrà da se.

Tonzo: (fuori dal paese)

Non è che il passaggio si veda poi tanto bene. Tocca passare tra i rovi e poi dei mattoni in pietra si aggrappano fin su alla salita.
Arrivati in cima, c'è da fare un pezzetto tra le fronde che ti arrivano a fucilate nel muso se non stai attento, senza dimenticare le ortiche bastarde.
Poi finalmente si arriva alla pineta.
Nel mezzo c'è una buca abbastanza grande, circondata da una siepe di rose rosse.
Mi guardo intorno, ma in che posto son capitato?
Io, ve lo possono testimoniare gli amici in paese, non che ci sia il bisogno di testimoniarlo, sia chiaro, perchè alle volte vien da pensare che c'ho la coda di paglia, mentre la coda c'è l'ha il mio ciuco che ora ci ho da sfamarlo...è che son venuto qui perchè credevo ci fosse un mio conoscente, che una volta mi invitò a trovarlo e ora visto che non so dove dormire, ma non sono pederasta, perdio.
Gli amici lo sanno, sono un pò gobbo, ma con le donne ci so fare!
Ma che piacere signorino Frou Frou!
Che ci faccio da queste parti? No ecco, mi s'è ingolfato il ciuco e allora son venuto a cercare un rifugio, che il ciuco, come detto, ha bisogno di riposo.
Bella la buca, accogliente, c'è la vista buona per le stelle, non che mi piaccia guardare le stelle, sia chiaro, che poi una pensa...mi metto qui, va bene?
Non è che son di disturbo? Ma, mi dica, che le è successo, perchè è venuto a vivere qui, in mezzo al bosco?
Gli agi, il futuro, ce l'aveva, che l'è preso?
Se posso chiedere...mi metto qui, ecco. 
"Principe":
Principe, sono principe (e abbozza un sorriso).
Si, lo so, son figlio del farmacista, ma ora sono il legittimo principe del mio regno, questa buca circondata da splendide rose rosse.
Son venuto via perchè non mi piaceva la vita in paese, il chiacchericcio delle vecchie, il futuro nella bottega di mio padre...(si assenta per un momento).
C'è una ragione più profonda. Vedi, Tombo, Tonzo, a me il successo dava alla testa. Ogni qual volta la vita mi andava bene, mi rinchiudevo a riccio e mi scattava un meccanismo psicologico interno per cui facevo di tutto affinché le cose finissero sempre male. Mi ribolliva tutto lo stomaco, stavo male, quando le cose mi andavano bene, ecco. Lo so che è strano...allora decisi di venir qui e dedicarmi a piantare rose.
Molti ammiratori di madame vengono qui a comprarle; sa, lei ha un debole per le rose rosse. "Tengo più alle mie rose, che alla luce dei miei occhi", dice sempre.
Ah, ah, anche tu ne vuoi un mazzo per portarlo?, immagino...amico Tordo, a te un trattamento speciale, ho qui per te una speciale tisana.
La fai prendendo i petali, li spremi con un sasso o qualcosa del genere ed esce il succo, con un goccio d'acqua la tisana è fatta.
Ma è una tisana speciale. Fagliela bere e lei si innamorerà senz'altro di te, mio caro Tondo. Assicurato. Come vuoi provarla prima tu?, mica ti vorrai innamorare di me, ah ah, sarai mica pederasta?; se non ti fidi. te lo può assicurare la principessa Priscilla, mia compagna; con lei ha funzionato.
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Tonzo: Ah, siete fidanzato allora! Credevo, ecco, non che ci sia qualcosa di male, ma le rose, suvvia, lasci perdere, io vengo dai campi, ecco sono un pò rigido per queste cose, ma vedo che lei...è anche bella.....
Bene, allora domattina, madame pastiche , si innamorerà senz'altro di me.
Bella questa buca...allora buonanotte, immagino che a lei, principe, non darà fastidio se dormo qui, a me non da fastidio, faccia conto che io non ci sia, guardi mi metto qui.
Ah, comunque mi chiamo Tonzo.

Lo spacciatore: (con la sua bancarella di poesie)

Che notte!
Quanta fatica il mio mestiere.
Sono spacciatore da generazioni, la ditta l'aprì mio nonno, ma non spaccio droghe, è bene intendersi.
O meglio una forma di droga tutta particolare, la poesia.
Oggi, il mercato rende.
Accorrono folle di disperati in cerca di qualcosa da scrivere alla propria amata, anche qualcosa di spiritoso da scrivere nel biglietto, assieme al mazzo di fiori.
Ebbene le ore si fanno sempre più preziose, non c'è tempo per queste cose, ma d'altronde non si può rinunciarvi.
E allora ci sono io per questo genere di cose.
Due versi vengono pochi soldi.
Ma preferisco venderle all'etto, le rime!
Scegliete la cosa che più vi aggrada, stanno qui appese a ganci metallici, con un pò di addittivi perchè le parole non ingialliscano sotto l'aria della modernità.
Certo, i prezzi son alti, ma voi non sapete il lavoro che ci sta dietro.
Mi tocca leggere tutte le riviste del settore, dal caffè, al LEF, per esser al corrente di tutte i nuovi movimenti culturali, senza dimenticare quelli vecchi, per la maggioranza di avventori tradizionalisti.
Con un saltello passo dall'elegiaco al volgare!
Io poi, sono per mestiere inter-classista.
Io vedete un giorno son architetto, un altro plebeo, un altro ancora farmacista e poi sono la natura...
Un giorno sono la diga dei secoli, l'altro la fiumana che tenta di buttarla giù.
Il mio mestiere non è solo scrivere.
Il mio mestiere consiste soprattutto nell'assentarmi dall'esistenza.
Mi appendo col gancio dell'ozio sopra le teste della folla e le osservo oggettivamente, entrando nei loro animi e nella loro bile.
Solo così riesco a capire le loro tristezze mascherate, le loro gioie vere, mascherate anche quelle.
Per mestiere io non sono nessuno in particolare, e al tempo stesso sono tutti.
Ma ecco che arriva un signore.
Ho pronto ciò che fa per lui...

Ganja: (in casa)

Mi sono addormentato per sbaglio sul divano.
Ero solo in casa, sicchè mi sono detto, ora leggo un libro.
Il libro ora è per terra, si sono anche strappate due pagine.
Toccherà riattaccarle in qualche modo.
Ciò che non si può riattaccare è un cadavere alla vita.
Non ho avuto un incubo.
Peggio, un sogno irrealizzabile.
L'ho sognata. Confesso che da quando è morta non ho mai avuto turbamenti del genere. E' perchè prima del trapasso era come impazzita, sicchè l'avevo già persa.
Non era più lei e io le avevo già dato il mio addio.
Poi tutto ad un tratto, oggi pomeriggio, ho sognato questa cosa.
Io ero nella mia stanza e sentivo la sua voce proveniente dallo sgabuzzino. Solo che non riuscivo ad alzarmi ed andare di là.
Rimanevo lì a sentirla delirare.
Mi sono svegliato perchè stavo come soffocando.
Ho visto il libro per terra, poi un getto di immagini mi è risalito fin su alla testa.
Ho ricordato tutto il sogno e nella bocca avevo un sapore schifoso, amaro.
Sono andato in bagno a sputare nel lavandino.
Mi sono guardato allo specchio e ho visto sulla mia faccia un filo di lacrima che partiva dall'estremità sinistra dell'occhio sinistro e finiva fino alla bocca.
E' la prima volta che mi capita di piangere da quando ero ragazzino.
Sputo un'altra volta e poi esco a fare due passi.
So che nella vita mi è toccata la parte del cattivo, mio malgrado.
Io mi tengo la maschera. Ma spesso un sorriso nasconde una cattiveria e una cattiveria nasconde un sorriso.
Anche gli insensibili alle volte piangono.
Ma non si deve sapere in giro.

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categoria:madame pastiche
domenica, 05 giugno 2005

(è notte. Sul balcone appare madame pastiche, col suo strano confidente)

Madame pastiche: E' quasi arrivato il momento. Quello in cui le decisioni, nel bene o male verranno prese. Hai sentito, ragno top? Sono arrivati tutti in città.
Tutti insieme, per me. E io ho ancora da scegliere il miglior partito.
Non che cada dalle nuvole, certo, ma ho ancora dei dubbi in merito.
Se è vero che sono una signora dabbene e questa è una casa rispettata, ancora sento un paio di voci che reclamano tempo...ma questa, è un'altra faccenda, no, non mi guardare con codesta faccia, come se già sapessi tutto. Sei un ermellino parecchio scapestrato, caro il mio topaccio, e dovresti serbare rispetto.
Nulla al mondo è deciso in partenza.
Due spiccioli di tempo non si risparmiano a nessuno.
Non resta che aspettare che vengano alla mia alcova a portare il cestello.
Ora, possiamo andar via, è tardi.

Tonzo: (arriva sotto il balcone)

Madame, non se n'abbia a male, se arrivo solo a quest'ora.... è per colpa del ciuco che non tira. Gl'è che ha trovato un cespuglio d'erba e quello n'ha mangiato un bordone per purgarsi. Non sorrida, madame , son cose serie, m'è toccato spingerlo per un tratto e tutti che ridevano, ma porcaccia schifosa, non è mica colpa mia se m'hanno dato un ciuco debole d'intestino.
Ma lei è una donna di cuore, vorrà perdonarmi.
Ma vedo...
Sono il primo ad esser arrivato.
Dove sono gli altri?
Oh...giusto per augurarle una buona notte, son venuto.
Se vorrà indicarmi un posto dove riposare...
Oh, grazie ancora, gentilissima madame!
E il ciuco, dove lo metto?

Marte: (arriva visibilmente ubriaco sotto il balcone)

Cos'è quel che vedo?
Ci sono altri amanti?
Ah, il tempo. Reale.
Non si disturbi a riaggiustarsi i capelli,
lei è immensamente bella così.
Mi perdoni se l'ho svegliata a quest'ora.
Oh, mi duole terribilmente la testa.
Si è vero, non le interessan queste sciocchezzuole.
Ma ho qualcosa.
Non per lei.
Per il suo cuore.
Lasci stare i banali raggetti di sole.
Ho qui per lei una bufera di tormenti per lei.
Non vuole?
A lei piace l'amore dei guanciali e dei pascoli?
E sia.
Ogni tanto verranno a portarle la biada!
Lei dice di amare le piante?
Ebbene io son una di quelle piante selvatiche
che spuntano
nel fragore delle schegge
dal tedio dell'asfalto.
Dice che sto mentendo?
E' vero,
ma lo faccio a fin di bene...
Lei dice di essere già innamorata,
pocanzi l'ho spiata,
mentre parlava con quella marmotta,
ermellino, va bene, ermellino.
Mi saluti il fortunato.
Ha il caschetto?
Oh, bene!
Ogni tanto gli dia una scompigliatina,
mi raccomando.
Non se n'abbia a male se oggi
son così generoso in consigli.
Mi raccomando, si sposi un adorabile architetto,
con occhi-pesce
e cherubini tutt'intorno
e verranno le sorelle a chinarsi al suo altare.
No, non sto affogando in alto mare!
Nient'affatto.
Mi sto solo organizzando.
Se non potrò prendere lei,
prenderò il resto del mondo
e tutt'intero lo cederò a lei!
Rira bien
qui rira le dernier!

Ganja: (sotto il balcone)
"Non scendo a mercati", ha detto, adorata madame. Io son architetto e vedremo se con qualche sposta-ciuchi, poeta da strada, e l'altra massa di inetti, andrai a danzare oppure ti baceranno le mani coperte dai guanti glamé, come so fare io.
A noi persone oneste, gente che si è fatta con le proprie mani, modellata secondo il riflesso del tempo, forse mancherà l'originalità, forse non parleremo con le pozzanghere, forse non comprendiamo il dolore dei sassi, forse.
Ma sappiamo essere duttili, leve inedite per la comprensione dei fatti.
Io, in particolare.
La cultura non mi manca.
Dovreste, madame, vedere la biblioteca di casa.
Piena di quei libri antichi, con le costole dure, e intrecci dorati tutt'intorno.
Dovreste vedere una delle prime copie dei diari di Leonardo.
Dovreste ammirare il pianoforte a coda, immenso, nel mezzo alla sala, con le tracce di quotidianità, col vaso di ciclamini sopra.
E che dire della spada ispanica antica.
A noi il greco lo spiegarono esimi professori, non le buche della strada.
Noi, vede, abbiamo stile.
Non siamo nobili, certo. Ma non abbiamo niente a che vedere con quei plebei surrealisti.
L'arte non è innata, la si impara con studio e fatica.
Hanno un bel dire gli "ispirati".
Madame, mi dia la possibilità e io, Gavrila detto Ganja, le darò la possibilità di vedere che la posso strabiliare da tutti i punti di vista.
Lei con me fa la smorfiosa, alle volte.
So che in realtà mi ama.
E' una sensazione che le passa tra la luce degli occhi.
Le auguro buonanotte e rifletta in merito a quello che ho detto.

(viene via e pensa tra sé e sé)

Chi ha detto che l'originalità non si può comprare?
Basta avere i soldi per le migliori esche e i pesci più grossi verranno a galla.

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categoria:madame pastiche
domenica, 05 giugno 2005

Due anni fa scrissi alcune storie sul forum di Indymedia. La prima si chiamava "madame pastiche e la rivolta degli oggetti" (2003), la seconda "gli anni che vanno" (2003), e la terza "qualcuno ha sporcato la neve" (2004). Era un'estate veramente assolata quando mi venne in mente di scrivere un racconto a più voci. Per quanto riguarda Madame pastiche contai sul contributo essenziale di una mia amica, Suspiria, che interpretò tutti i personaggi femminili, mentre invece un personaggio maschile (il servo Parso) fu opera di Mimnermo, un altro utente di quel forum. Il sistema era quello di una scrittura collettiva: data una linea generale all'inizio, ognuno reagiva agli scritti, alle idee, e alle novità introdotte dagli altri. Il tema principale era quello di un amore non corrisposto e il personaggio di madame pastiche risentiva assolutamente dell'immagine di una mia ex, che mi aveva appena lasciato. Ho pensato così di ripubblicare il tutto qui, a capitoli; cercherò di farlo una volta alla settimana, diciamo ogni domenica, da questa in poi. Nei mesi prossimi, a seconda di come mi sfrullerà, vedrò se postare anche le altre storie.

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categoria:madame pastiche