
Lo spettro: Uno spettro si aggira per i sogni.
Gente meschina, che piange, che vomita
che si arrotola come un gomitolo di lana
Che piange i morti.
E poi "madame, mi ascolti, sono pazzo di lei"!
Vuoi sapere cosa si prova da morti, mio caro maritello borghesuccio ganja?
Si prova tradimento.
e sospetto.
Così, come un verso che termina
e casca giù nel verso di sotto
come un verme che agonizza infilzato
anima abbandonata dal creato
ago perso nel pagliaio.
Così come uno specchio rotto
riflessione in pezzi
sentimenti persi in un mondo corrotto
tra gioielli di discorsi grezzi
Così i morti hanno perso
lo scorrere del sangue.
Bocca aperta
sguardo agonizzante
una calma terrorizzante
rimboccata nella coperta.
Tuo è solo il ricordo truce
anche tu morirai
spenta è la luce
tutti moriremo
infilzati in una croce
o dimenticati dopo essere stati imbalzamati
odiati in modo feroce
ferocemente amati.
(mentre se ne va via)
Non tradire i morti
non potrai amare altre persone, come hai amato me.
Non potrai amare mia sorella.
Madame pastiche: Una camera del palazzo
Madame Pastiche seduta di fronte ad uno specchio si spazzola i capelli
Dal terrazzo, nascosta dietro una colonna, ogni giorno li vedo dirigersi al mio portone. Già dal primissimo mattino. I più timidi preferiscono le ore notturne, per nascondere il viso nel manto e il cuore tra le tenebre. Qualcuno canta, qualcun'altro sussurra. Mi portano regali d'ogni foggia. Mi riempiono di rose e parole. Proprio ciò di cui non ho bisogno. È nota in ogni contrada l'incomparabile bellezza delle mie rose. Di un rosso omicida, di un odore straziante. Innaffiate ogni notte con acqua e sale, se non ci credete chiedete pure al mio (sillabando) e r m e l l i n o. Non è vero, top? Ma cosa stai facendo, dormi, brutto topaccio?! Uff..
(ripone la spazzola e passa un batuffolo di cotone sul viso)
Sai, top? L'altro giorno ho sbirciato più a lungo del solito. Gente strana...un tipo che spingeva un ciuco, un venditore di cianfrusaglie, un menestrello con la raucedine. Ho notato anche un uomo dagli occhi di fuoco e la lingua di amianto. Passione nel pugno, anatemi fra i denti. Seminascosto da un rovo. Forse una tattica inversa la sua; l'ho tenuto d'occhio per tutto il tempo. Non si sa mai...
Non ho proferito parola. Non un ulteriore sguardo rispetto a quelli che la sociale cortesia impone. Un rigoroso cenno con la testa a destra. Un compìto sorriso a sinistra. Ed eccoli lì, gonfi di sospiri e speranze mal riposte...Ho finto di congedarmi come mio solito e, una volta sicura di esser rimasta sola, ho lasciato cadere il cappuccio e ho riposto il ventaglio. A cavalcioni sul cornicione di questa prigione di lusso, in equilibrio tra la mia vita e il mondo, ho mormorato su note invisibili una nenia ancestrale, una ballata di morte, un requiem d'amore. Nessuno cui confidare il segreto che mi incatena il cuore. Io e questa luna congelata da una notte troppo fredda perchè possa rimanere impassibile. Fra un po' andrò a letto fino a che il sole non mi porterà nuovi amanti da sezionare, nuovi mariti da evitare...(pausa) se questa è vita...
(si alza dallo sgabello e passeggia piano)
Non tornate domani, non sarete voi a salvarmi. Come faccio a saperlo?...(il tono di voce è ora alterato) Lo sento! Lo sento già da quando in lontananza cumuli di polvere danzante mi preannunciano il vostro arrivo! Lo sento quando le mie labbra, dai vostri versi decantate, rimangono immobili invece di fremere di lussuria!...Lo sento perchè non una volta ho desiderato di abbandonare queste mura...(appoggiata alla parete si lascia scivolare per terra; piange)
Cala il sipario.
Parso: (nella sala da musica)
spolverare è un po' come rendere gli oggetti nuovi, richiamarli all'oggi, all'ordine.
ho sottomano questa piccola ceramica, celeste e rossa, Madame dice che fu un soldato a portarla.
è un pastore che soffia su un flauto di bambù, ma è in realtà di ceramica e non suona.
quando lo spolvero madame ricorda?
quando torna come era, il soldato sorride?
sono il lento operaio dell'oggi e strappo gli oggetti al passato, perché?
o sono solo un umile servo che prende la polvere su di sé, per non lasciarla alla madama...
che di polvere pare soffocare a volte ed io allora macchio il mio vestito, ma riapro il suo passato.
sono il suo umile servo madame, la mia opera è poca cosa, ma spero che umilmente la serva.
(soffia sulla statuetta - delicatamente la posa - esce)
Marte: (giorno, con il sole che sbuca tra due nuvole, davanti allo stagno)
Ora infilo il capo nella bocca dell'acqua e non lo tiro fuori finchè non capisco chi sono.
Poco importa se morirò.
Eccola qui, l'acqua.
Sto bene, è ghiaccissima.
Non ho voglia di vivere, non riesco a vivere, appunto, le cose per quello che sono, la filosofia stoica mi è aliena.
Non sono avido, sono povero in canna, ma sono avido, in effetti, di cose piacevoli, che sono quelle, che quando ti arrivano, ti vien da dirti amo tutti e da guardarti intorno e guardare la gente, per quello che fa, con uno scatto li immortali, che son li, il padre gioca col bambino, il bambino col cane, il cane ne monta un altro, ognuno non si considera, ma tutti sono felici.
Mi piace fare questi scatti, quando son contento, che la luna non sta di traverso, con la punta conficcata in faccia ad un sole stralunato.
Li immortalo per sempre, mia camera oscura, l'anima.
Altri giorni invece sono incazzato, e ce l'ho con tutti perchè non mi capiscono e con me perchè non mi capisco manco io, e con me un'altra volta, perchè non capisco nemmeno loro e allora poi ti vien da pensare odio tutti.
E' un attimo, certo, ma lo scatto lo faccio lo stesso.
Sicchè son di nuovo tutti nemici e allora me ne vo a bere qualcosa che poi è qualcosa di più.
E ci rimugino, penso troppo, ecco, e poi mi piace fissare il bicchiere e poi passo al portacenere.
E il male sta tutto lì, non so apprezzare le piccole cose, aspetto solo quelle roboanti, me ne sto fermo e aspetto che le cose mi caschino addosso. Poi mi stanco e impazzisco e allora devo uscire in tutti i modi.
E' che mi sono troppo preso in quei momenti, che poi diventa una droga.
Sto bene solo quando sto male, ma perchè le cose vanno bene.
Oh, le bollicine, guardate vengon su.
Sto perdendo i sensi e ancora non ho capito cosa sono.
Poco male, tanto la fine è vicina.
Credete che non sia capace di tenere la testa dentro, fino al soffocamento?
State a vedere, aspettate, tutto nella vita, è un'attesa della morte e quando arriva vicina, che la vedi, vien da lasciarsi andare e farsi cullare da queste acque.
Ma ancora non ho capito chi sono...

Due anni fa scrissi alcune storie sul forum di Indymedia. La prima si chiamava "madame pastiche e la rivolta degli oggetti" (2003), la seconda "gli anni che vanno" (2003), e la terza "qualcuno ha sporcato la neve" (2004). Era un'estate veramente assolata quando mi venne in mente di scrivere un racconto a più voci. Per quanto riguarda Madame pastiche contai sul contributo essenziale di una mia amica, Suspiria, che interpretò tutti i personaggi femminili, mentre invece un personaggio maschile (il servo Parso) fu opera di Mimnermo, un altro utente di quel forum. Il sistema era quello di una scrittura collettiva: data una linea generale all'inizio, ognuno reagiva agli scritti, alle idee, e alle novità introdotte dagli altri. Il tema principale era quello di un amore non corrisposto e il personaggio di madame pastiche risentiva assolutamente dell'immagine di una mia ex, che mi aveva appena lasciato. Ho pensato così di ripubblicare il tutto qui, a capitoli; cercherò di farlo una volta alla settimana, diciamo ogni domenica, da questa in poi. Nei mesi prossimi, a seconda di come mi sfrullerà, vedrò se postare anche le altre storie.