martedì, 06 settembre 2005

L'estate è finita, e si comincia ad organizzarsi per l'autunno. Ecco qua l'oroscopo definitivo per sapere tutto ciò che vi attenderà nei prossimi mesi.

Ariete: vi sposerete con un toro.

Toro: vi sposerete con un ariete.

Gemelli: vi sposerete con il vostro gemello o con un toro (se poligamo)

Cancro: vi sarete accorti da tempo che il mondo è crudele, cari cancri. Infatti non vi sposerà mai nessuno. Comunque esiste sempre l'eutanasia.

Leone: e bravi leoni. Avete passato le vacanze a scopare come conigli! Adesso dedicativi al lavoro e al salvadanaio. Avete già finito il badget annuale per le mignotte.

Vergine: E' stata un'estate fortunata per voi. Ora basta, tocca un pò di sfiga anche a voi. Peccato.

Bilancia: Il vostro è un momento magico. Se saprete apprezzare le piccole soddisfazioni della vita, tutto vi sembrerà più leggero.

Scorpione: Non ci siamo proprio. Vi siete appena lasciati con il vostro partner, e quest'estate siete scivolati dentro un bagno turco. Considerando che i prossimi mesi saranno ancora più sfigati, non vediamo altra soluzione che non sia ibernarsi fino al 2007 almeno.

Sagittario: Vi sentite improvvisamente buoni e gentili con il prossimo. E fate benissimo. Infatti sarete ricompensati da chi vi stà accanto. Diciamo nel giro di una decina di anni.

Capricorno: Per via del vostro carattere oggettivamente poco conciliante (di merda), state sui coglioni a tutti gli altri segni. Lo sappiamo che siete fatti così, ma come dicevano gli antichi latini "unicuique suum".

Acquario: Gli acquari sono aperti e cordiali, e per questo motivo godono di simpatia incondizionata. Sono in arrivo orgasmi "Katrina" di 9°grado, ma presto vi romperete un braccio giocando a briscola.

Pesci: Ahiaiaiai. Sappiamo già tutto, poveri pesci. Avete passato l'estate a nettare il culo di vecchi incontinenti, oppure siete vecchi incontinenti.
Tutti vi trattano male, il vostro cane non vi obbedisce, e vivete ancora con la madre che vi sgrida.
Finchè Mercurio vi volterà le spalle, non avrete nessuna gioia dalla vita.
Tutta la redazione vi esprime la più grande solidarietà possibile.

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categoria:libri consigliati, t d c
mercoledì, 13 luglio 2005

Mi hanno affibbiato questo libro da leggere. L'ho trovato in camera, sulla sedia, e accanto c'era un foglietto: "leggilo e chiama Jessie per sentire come stà". Non ho proprio idea di chi sia Jessie. Ad ogni modo il libro è interessante (cinquanta pagine lette di filato, senza nemmeno alzarmi per andare a bere. Morirò disidratato). Dopo un pò sono andato a bere e poi ho compiuto una ricerca su questo autore e sul suo romanzo, e questo è quanto.

"Prendete me. Ho tutti i difetti di Tolstoj, Dostoevskij e Hemingway messi insieme. Fotterei qualsiasi contadinotta mi capitasse a tiro. Ho il vizio del gioco. Bevo. Ah, e sono antisemita, almeno quanto Freddy Roosvelt, anche se nel mio caso forse non conta, essendo al contempo ebreo. Insomma, non mi manca niente. Si, giusto una Jasnaja Poljana tutta per me, il riconoscimento del mio prodigioso talento, e i soldi per andare a cena stasera."

(la versione di Barney; Mordecai Richler)

La vita allegramente dissipata e profondamente scorretta di Barney Panofsky, personaggio fuori misura, indifferente a tutto ciò che ottunde la vita. Una delle storie più divertenti che ci siano mai state raccontate.

(dal retro di copertina)

«Non ho mai cercato di piacere a nessuno. Scrivo quel che penso e, dal momento che sono critico verso molte cose, accetto anch'io le critiche. Nessuno mi deve nulla».

(dopo aver ricevuto critiche alle sue critche sul provincialismo e anti-semitismo delle comunità indipendentiste del Quebec)

"Ho comperato questo libro al supermercato,dopo che ho visto una ragazza indecisa, rigirarlo tra le mani per un quarto d'ora, so che ne avevo letto la recensione (tralaltro positiva) su tuttolibri de La Stampa, ma in quel momento esisteva solo quella ragazza, quel libro (anche se ce ne erano altre copie sullo scaffale) ed io.

Lei poi si è allontanata ed io ho preso questa copia, se la dovessi reincontrare (la ragazza intendo) non la riconoscerei, bah ... forse mi ricordava qualcun'altra..

Il libro comunque è straordinario, nonostante sia voluminoso, si legge quasi tutto d'un fiato."

(da una recensione online)

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venerdì, 13 maggio 2005

 Ho chiuso il libro di Benni, dopo averlo finito, con un misto di incazzatura, e sconforto. Non per il racconto, che è davvero molto bello, ma perchè avevo letto in giro che questo romanzo (di formazione, oserei dire) fosse più solare e ottimista del precedente di Benni: "Achille piè veloce", che peraltro non mi era piaciuto molto (lo dice uno che adora Benni). In realtà è un libro molto cupo, soprattutto nella parte finale, che poi è decisiva per decidere se il messaggio sia di speranza o meno. L'intento dello scrittore è comunque chiaro ed univoco.

La storia è ambientata in un paese di poche anime, "nè città, nè campagna", dove vive una famiglia con tutti i suoi pregi, difetti e manie. Margherita Dolcevita, una ragazza con qualche chilo di troppo, sognatrice, ha un rapporto speciale con la Natura. Ne conosce tutti i mille risvolti. Il pioppo antico, il bosco rosso teatro di bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, le farfalle, i grilli e tutte le creature della notte. Suo padre Fausto è un signore simpatico in pensione con la mania di riparare in un capannone vecchi oggetti. Sua madre Emma ha l'hobby delle telenovelas secolari, ma è una donna intelligente, anche se un pò sciatta. I suoi due fratelli sono uno - Giacinto - invasato ultrà della "National", sfigata squadra che perde sempre con la "Dinamo" governativa, e l'altro - Eraclito - un super-matematico in erba, con la passione dei videogiochi. Un giorno però accanto alla loro casetta viene edificato un cubo nero, nuova magione della Famiglia DelBene, "portatrice del Nuovo, della beatitudine dei consumi". Questi nuovi vicini, dapprima   guardati con diffidenza,  pian piano con la loro "disciplina consumista" conquistano le anime della famiglia di Margherita, e li spingeranno fino a compiere follie e crimini. Il padre della ragazza sognatrice e con il cuore leggermente malato, entra in relazione commerciale con i vicini. La madre totalmente cambiata nel look, cerca ormai solo di diventare uguale alle protagoniste della sua telenovela. Giacinto cambia squadra per amore, Eraclito apparentemente drogato di videogiochi, ha perso tutta la sua inventiva. In poche parole i DelBene sembrano conoscere ogni piccola mania dell'altra famiglia, e la utilizzano per fini propri. Il capo famiglia dei DelBene, infatti, è un grande e oscuro commerciante che sa esaudire ogni piccolo desiderio consumista (il televisore gigante al plasma, l'ultimo videogame uscito solo in Giappone), e con questa tattica si compra le coscienze altrui. Intanto il paesaggio cambia: alberi secolari vengono tagliati, pesticida ovunque, contadini che muoiono in circostanze strane,  tribù di zingari sfollate e graffitari che spariscono. Insomma, tutto ciò che si oppone al disegno che la famiglia del cubo ha in mente, tutto ciò che è "deviante" (sia pure un'innoqua comunità di grilli) sparisce dalla faccia della terra. Solo Margherita, armata di ottimismo dell'intelligenza, e fantasia adolescienziale, cerca di svegliare i suoi familiari dal "sonno che genera mostri", e contemporaneamente indagare sui truci accadimenti di quella che un tempo era un posto nè città nè campagna, mentre ora è un laboratorio dell'orgia dei consumi.

Talvolta tirato via, a tratti confuso, Margherita Dolcevita è comunque un libro che miscela sapientemente ironia (dis)incantata, comicità irresistibile, rabbia pura e cupa commozione; miscela di cui Benni è campione indiscusso. A tratti ricorda "Cose preziose" di Stephen King e "1984" di Orwell. In definitiva è un canto solitario eppure fantasioso e combattivo contro lo Spirito del Tempo; col retrogusto amaro.

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giovedì, 06 gennaio 2005

 

Aldo Nove è un autore del '77 e si vede. Dalle tematiche trattate, dal modo di scirvere, dalla generazione ideale cui questo romanzo è probabilmente rivolto. Non alla sua, ma ai giovani di oggi, magari meno disillusi e con meno sogni rinfilati nel cassetto e forse più creativamente interessati a quel che racconta questo libro. Ora, a me sembra che questo sia un insieme di  storie corte ma disvelanti, di un ragazzetto di un paesino sardo ancora estraneo al consumismo, ma scritte come te le racconterebbe lo stesso ragazzetto. In maniera (dis)incantata, pura, quasi estranea ai fatti che accadono:  "Poi con i miei genitori siamo andati a mangiare la pizza in un ristorante che c'è vicino a Como. Durante il viaggio guardavo al finestrino le case che passavano lontane, erano tranquille, le avevano costruite e rimanevano con le ombre   i bambini i signori che entravano dalle porte e uscivano e i motorini sulla strada come in un quadro dipinto da una bambina perchè quella è stata la giornata più bella della mia vita, la pizza era buona è stato il giorno più bella della mia vita".

E' come se fosse un diario sulla propria adolescenza, scritto in maniera inguaribilmente adolescienziale (manca quasi del tutto la punteggiatura, diversi congiuntivi etc.; ma soprattutto si intende la rivendicazione di semplici concetti che sbugiardano e ignudano un mondo di ipocrisie). Tuttavia quasi sempre si percepisce accanto l'occhio del ragazzino, la mano ferita del grande, dell'eterno bambino che sa di non essere più bambino. "Ho capito che cosa significa essere un bambino anziano rispetto a quelli che sono nati qualche anno dopo di te che sono davvero bambini mentre tu stai cambiando non sei più un bambino, al cento per cento non sei più un bambino". Veicolo dell'anzianità del bambino è un mondo tutto nuovo, da una parte la pornografia d'accatto, i discorsi dei vecchi (sulla religione o sulla rivoluzione, a seconda) gli altri amici che si fanno furbi, dall'altra il cieco cinismo che tutto livella. Se quindi a tratti il libro è assai malinconico, si ripiglia testardamente sull'ironia, sulla situazione inequivocabilmente buffa, restia ad ogni normalizzazione. Per dirne una la storia del Cottolengo e per dirne due quella sul gatto orrendo. Immaginatevi un bambino, figlio di un becchino, che nel tentativo di salvare un gatto tignoso appollaiato su un tetto alla fine lo uccide. Insomma; questo viaggio nel mondo là fuori ("allora non c'era più niente, ho messo la tutina della Chicco e sono uscito nel nulla assoluto") è un'epica entrata e uscita dall'adolescenza a fianco del cadavere di una balena che pinocchio se l'è sbranato, ma va bene così.

postato da: tristan_ alle ore 18:04 | Permalink | commenti
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