<<A volte>> dissi a Miriam prendendola per mano <<penso che lo spirito di questa città, la sua vera essenza, sia il terror panico che qualcuno, da qualche porta, possa essere felice>>
<<Vergognati>>
<<Perchè?>>
<<Perchè hai usato il saggio sul puritanesimo di Mencken senza nemmeno citare la fonte>>
<<Davvero?>>
Questo libro mi ha sorpreso.
Sorpreso di trovarmi tra le mani un capolavoro contemporaneo non troppo conosciuto.
Divertentissimo, cinicamente violento, pazzesco, ma anche capace di commuovere nelle pagine finali, salvo scoccare il colpo di scena in extremis: questo è "La versione di Barney" di Mordecai Richler.
Il racconto si snoda, tra mille divagazioni, lungo 450 pagine, mai come in questo caso bruciate dalla foga del lettore.
Infatti "la versione di Barney" è una di quelle rare storie in cui si segue il ritmo serrato dell'onda discorsiva sino alla fine, senza pause di sorta, salvo provare una forte nostalgia per quei personaggi abilmente caratterizzati, una volta chiuse le pagine, e chiuso un mondo.
Il libro si intitola così perchè è la risposta di tale Barney - personaggio veramente sopra le righe - ad un'accusa di omicidio ai danni di un suo ex amico.
Così questo imprenditore di tv spazzatura, ricchissimo ma deluso, mezzo alcoolizzato, ne approfitta per ricostruire la storia della sua vita, dei suoi tre matrimoni falliti, in una fauna di personaggi i più svariati, dagli animalisti, agli ebrei antisemiti, dai fascisti agli editorialisti di red pepper, dalle femministe ai lettristi, dal Canada a Parigi, a Londra, con biglietto di ritorno.
Un sarcasmo corrosivo, che sia rivolto contro la propria persona o contro tutto ciò che l'attornia, che non cessa di divertire dall'inizio alla fine. Una lettura piacevolissima, se non un capolavoro contemporaneo a tutto tondo.
***
Un breve pezzo tratto dal libro: il primo appuntamento con Miriam.
A mezzogiorno tra i piedi in fiamme, il mal di testa, la stanchezza e la tensione ero ridotto a uno straccio. Decisi quindi che quello che mi ci voleva era una bella tazza di caffè al Roof Bar. Solo che una volta lì, d'istinto, ordinai un Bloody Mary. Mi ci trastullai per un pò, fino a quando scoprii che mancavano ancora tre quarti d'ora all'appuntamento, e che nel bicchiere era rimasto solo un pò di ghiaccio. A quel punto ne ordinai un altro e intanto cavai di tasca la lista con gli argomenti di conservazione che mi ero preparato. Hai visto Psycho? Hai Per caso letto Il Re della pioggia? Cosa ne pensi del vertice Adenauer-Ben Gurion a New York? Secondo te Carolyn Chessman meritava la sedia elettrica? Dopo il terzo Bloody Marymi sentivo più sicuro, e diedi un'occhiata all'orologio. Le dodici e cinquantacinque. Mi riprese il panico. Porca miseria, mi ero dimenticato di masturbarmi, e ormai era troppo tardi. E le pezze d'appoggio. Le avevo lasciate giù: sapendo che suo padre era un socialista, mi ero portato dietro La libertà nello Stato moderno di Laski, e naturalmente l'ultimo numero del <<New Statesman>> in tasca e mi precipitai al mio tavolo nella Prince Arthur Room. All'una e zero due ecco entrare Miriam, preceduta dal maitre. Mi alzai per salutarla, riuscendo a nascondere sul tovagliolino di lino una tumescenza francamente imbarazzante. Aveva un provocante cappello di pelle nera, un vestito di lana dello stesso colore e i capelli più corti di quanto li ricordassi. Era splendida. Avrei voluto dirle qualcosa di carino, ma non volevo che pensasse che ci stavo già provando. Così mi limitai ad un: <<Sono felice di vederti>> seguito da un <<Bevi qualcosa?>>
<<E tu?>>
<<Bah, io di solito pasteggio a Perrier, ma forse oggi bisognerebbe festeggiare>>
<<Be'....>
Chiamai il cameriere. <<Una bottiglia di Dom Pérignon, per favore>>
<<Ma l'ha appena...>>
<<Le spiacerebbe portarmi una bottiglia di Dom Pérignon, per favore?>>
Accendendomi una Gitane dopo l'altra cercavo disperatamente di ricordarmi qualcuno dei bons mots che avevo provato e riprovato fino alla nausea, ma non ondai oltre un:<<Che caldo eh?>>
<<Non trovo>>
<<Neanch'io>>
<<Ah>>
<<Haipercasovisto Il re della Pioggia?>>
<<Scusa?>>
<<Il re...cioè, Psycho>>
<<Non ancora>>
<<Secondo me la scena della doccia...no dimmi che cosa ne pensi tu>>
<<Be', prima di pensarne qualcosa, dovrei vederla>>
<<Giusto. Certo. Magari riusciamo a beccarlo stasera...>>
<<Ma tu l'hai già visto>>
<<Ah, vero. Adesso non ci pensavo>> Che cazzo, dov'è andato a prenderlo lo champagne, a Montreal? <<Secondo te>>, le chiesi cominciando a sudare <<Ben Gurion ha fatto bene ad accettare l'incontro con Eisenhower a new York?>>
<<Con Adenauer, vuoi dire>>
<<Certo, Adenauer>>
<<Scusa, ma mi hai invitata per [un'intervista?>> mi chiese, ed eccola lì, la fossetta. Stavo per morire ed essere assunto direttamente in cielo. Non azzardarti a posare lo sguardo sul suo seno. Non staccare gli occhi dai suoi <<Ah, eccolo che arriva.>>
<<Il servizio in camera chiede se conferma l'ordine per l'altra...>>
<<Versi, per favore. Versi e basta>>
Brindammo. <<Non sai quanto mi hai fatto felice, liberandoti oggi.>>
<<Ma dài, sei stato tu gentile a trovarmi un buco fra un appuntamento e l'altro>>
<<Veramente io sono venuto apposta per vedere te>>
<<Mi sembrava che avessi detto...>>
<<Come no. Ho una riunione. E' vero, sono qui per una riunione.>>
<<Barney, sei ubriaco?>>
<<Assolutamente no. Credo che dovremmo ordinare. Lascia perdere i menu a prezzo fisso, prendi tutto quello che vuoi. Certo qui dovrebbero mettere l'aria condizionata>> dissi, allentandomi la cravatta.
<<Ma non fa caldo>>
<<Si che fa clado. Cioè, in effetti no.>>
Miriam ordinò la zuppa di piselli, e io, chissà perchè, quella di aragosta, che mi fa schifo.
E mentre la Prince Arthur Room cominciava a basculare, cercavo disperatamente una battuta fulminante, un aforisma letale, capace di stendere Miriam, e far impallidire il ricordo di Oscar Wilde. Risultato, mi sentii pronunciare le seguenti parole: <<Ti piace vivere a Toronto?>>
<<Mi piace il mio lavoro>>
Contai fino a dieci, poi sparai.<<Sto divorziando>>
<<Oh, mi spiace>>
<<Non è che dobbiamo parlarne proprio adesso, ma insomma vistoc he non sono più un uomo sposato, tu da ora in poi sei libera divedermi ancora>>
<<Parli talmente in fretta che non riesco a seguirti>>
<<Ho detto che presto non sarò più un uomo sposato>>
<<E' ovvio, dal momento che stai divorziando. Spero solo che tu non l'abbia fatto per me>>
<<Non avevo scelta. Io ti amo. Disperatamente.>>
<<Barney, ma se non mi conosci quasi>>
E qui al nostro tavolo si materializzò - non proprio come lo spettro di Banquo, ma quasi - quello Yankel Schneider che non vedevo da quando ervamo alle elementari. Quando si dice la fortuna. <<Tu sei il bastardo che da bambino mi ha rovinato la vita. Mi facevi il verso perchè balbettavo>> tuonò.
<<Scusi, ma che cosa stà dicendo?>>
<<Lei ha la disgrazia di essere sua moglie?>>
<<Non ancora>>, precisai.
<<Per favore>> disse Miriam.
<<la signora non c'entra, chiaro?>>
<<Mi sfotteva perchè balbettavo. Mi faceva continuamente il verso,, e io, la notte, mi strappavo i capelli dalla disperazione. Sono quasi diventato matto.. Mia madre doveva mandarmi a scuola a calci. Non per modo di dire, sul serio.
Perchè lo facevi?>>
<<Miriam, non ho mai fatto niente del genere>>
<<Che gusto ci provavi?>>
<<Veramente non mi ricordo affatto di lei>>
<<Per non so quanto temo ho sognato di essere in macchina, di vederti attraversare davanti a me e di stirarti. Mi ci sono voluti otto anni di analisi, per capire che non ne valeva la pena. Tu sei pattume umano, Barney>> disse. Poi diede un ultimo tiro di sigaretta, me la buttò nella zuppa e se ne andò.
<<Cristo>> dissi
<<Pensavo che lo avresti preso a pugni>>
<<Non davanti a te, Miriam>>
<<Secondo alcuni hai un pessimo carattere, e quando hai alzato un pò troppo il gomito, come ora - il che tra parentesi, non è molto gratificante - cominci a cercar rogna>>
<<"Alcuni" chi? Mc Iver?>>
<<Si dice il nome del peccato, ma non il nome del peccatore>>
<<Mi sento poco bene. Sto per vomitare>>
<<Ce la fai ad arrivare in bagno?>>
<<Che disastro.>>
<<Vuoi...>>
<<Devo stendermi>>
Mi accompagnò in camera, dove caddi subito in ginocchio e vomitai nella tazza, mollando una scoreggia devastante. Volevo essere sepolto vivo. O fatto a pezzi. Dilaniato da quattro cavalli da tiro.. Miriam bagnò un asciugamano, mi pulì la faccia e mi accompagnò fino al letto.
<<Che umiliazione>>
<<Shh>>
<<Adesso mi odi, e non mi vorrai rivedere mai più>>
<<Stà un pò zitto>> disse. Poi mi passò di nuovo sulla faccia l'asciugamano umido e mi fece bere un bicchier d'acqua, reggendomi la testa con la sua mano fresca. Decisi che non mi srei mai più lavato i capelli in vita mia. Mi coricai, e rimasi per un pò ad occhi chiusi, sperando che la stanza smettesse di vorticare. <<Tra cinque minuti starò benissimo. Ti prego, non andartene>>
<<Prova a dormire un pò>>
<<Ti amo>>
<<Sì, sì, va bene>>
<<Ci sposeremo e avremo dieci figli>>