giovedì, 28 aprile 2005

Discarica lunare festeggia il suo primo compleanno. E' passato un anno da quando pensai di mettere su un blog per divertimento. Pochi giorni fa mi sono accorto per caso che era già passato un anno, così ho deciso di dare una rispolveratina alla grafica e all'impaginazione, cercando di raggiungere un minimo di eleganza, come compromesso tra austerità e tamaraggine, senza scadere nel grigiume della pagina tutta bianca che funziona come sonnifero, e al contempo gli stessi sfondi neri con il testo verde fosforesciante, tipo iguana notturno. Per quanto riguarda il numero di contatti non mi lamento. Lo trovo soddisfacente; nella normalità direi e medio-alto relativamente al carattere del blog. Ed è ciò che mi aspettavo, altrimenti avrei postato donne nude (ma forse lo farò in futuro ;P). Quindi ho scelto questo Che incazzato, ma colorato, come simbolo del cammino per scongiurare il crepuscolo.

Ciò che invece non va bene per niente è il numero di commenti ai post, onestamente magro magro. Spero che in futuro le cose cambino. In ogni caso sono benvoluti elogi, critiche, proposte, consigli, offese, cazzi vostri, spam pubblicitario di vostri blog, idee. Un minimo di feedback quindi. Mentre scrivo questo penso che ancora non mi sono presentato. Sono un ragazzo di 22 anni che ama la musica punk e dark, la pioggia e l'acqua frizzante. Adesso non mi resta che salutarvi...

postato da: tristan_ alle ore 14:53 | Permalink | commenti (6)
categoria:discarica autoreferenziale
mercoledì, 27 aprile 2005
Sei bella come la marea
che scivola sul bagniasciuga
Sei dolce come la sabbia
che si accosta alle guance arrossate
Sei il vento fluido
che pettina il vestito bianco dei cigni
Sei complessa come il lungo mare
e il pensiero si arrampica
su scogli macchiati d'acqua
Sei calma e determinata come la palma;
solare l'ombrello verde-foglia
che ti veste.
Sei strana e pericolosa
come il ciglio sul fosso.
Sei il vento che striscia tra i cespugli
e la pioggia che bagna intorno l'uscio di casa.
Sei tutta la mia fiducia
in una stella polare.
Sei tutto ciò
che tronchetti provera si comprerà
con le privatizzazioni di tremonti.

postato da: tristan_ alle ore 19:52 | Permalink | commenti
categoria:poesie
domenica, 24 aprile 2005

Una volta, quando ero piccino, o per meglio dire, quando ero un feto, me ne stavo tutto raggomitolato nella pancia di mammà. Non posso dire che ci stessi male, anzi tutt'altro: vitto e alloggio gratis, atmosfera da cinema porno anni sessanta. Quando avevo sete e fame mi attaccavo alla cannuccia ombelicale per bermi un succo (gastrico) e poi passavo il tempo a fare i rutti, ma adesso me ne dispiace perchè so che ho fatto fare molto figuracce a mia madre, e non vorrei che mammà abbia avuto dei problemi al lavoro per via dei casini che facevo allora.
Comunque sia, in una giornata buia e tenebrosa e tuonosa, mi apparve una madonna, vestita con degli abiti larghi tipo Iva Zanicchi, e mi disse "Sono la madonna delle donne incinta". "Acc." dissi, "Aspetti che rimetto un pò a posto la pancia. Ma guardi che mia madre non è mica iscritta a quel sindacato". "Non importa", mi rispose. "Senti, c'è Buttiglione che ti vuole là fuori. Ti stà aspettando. Tu sei vita, è arrivato il grande momento" Mi toccai e risposi "Non iniziamo con questi discorsi, madonna, io non ho voglia di uscire" "Tu sei vita" ribattè questa eterea Iva Zanicchi. E io: "si, ho capito che sono vita. Ma mi piace stare qui. E' vero, si stà un pò stretti in questo posto, e mi stà pure venendo un crampo a stare in questa posizione, però vedi questo mondo è tranquillo. Là fuori mi dicono che è brutto. Ogni tanto poggio un orecchio alla pancia e sento dei discorsi inauditi. Nel vostro mondo c'è lo smog, ci sono le guerre, le donne sfruttate, ci sono gli ex-repubblichini, bambini che muoiono di fame e pure Baget Bozzo. Questo è troppo, francamente. Sarebbe meglio che la vita la portaste a quelli che vivono, a quelli che stanno già esistendo, ai milioni di bambini poveri, invece di venire a rompere i coglioni a me (scusi il linguaggio)".
"Tu sei vita" rispose la madonna. "Eh, vabbeh. Cos'è? Un mantra?" - ribattei io.
"Vieni, ora, è arrivato il tuo momento." "Oh madonna, ma dammi il tempo di vestirmi, mica posso venire ignudo." "Non c'è più tempo, andiamo".
Me ne uscii tirato per le gambe da delle braccia pelosissime. Piangevo e volevo gridare: piano! piano! o madonna! Son mica un abbacchio!; quando fui accecato da una luce fortissima e steso su un lungo letto dove me lo togliarono (il cordone ombelicale). Poi riconobbi in alto Buttiglione che mi benediva con l'olio santo di ricino e arachidi e pensai che il troppo stroppia, e questo valeva anche per la mia vescica, così pisciai ovunque in tutta la stanza, con una forza spaventosa che eran 9 mesi che la tenevo.
Così Buttiglione scappò via piangendo e bestemmiando, mentre invece Pannella cercava di raccogliere il getto orinoso in un bicchiere.
Forse la vita poteva essere divertente, e allora realizzai: "Orsù, mi avete scomodato infine, ma non mi avrete mai come volete voi"
Finalmente vidi la mamma e a lei, di nuovo, mi ricongiunsi.

postato da: tristan_ alle ore 14:55 | Permalink | commenti
categoria:governo balneare