Mi preparo una colazione coi tuoi sorrisi
per essere sano e destro,
cambiando il mondo cambiando canale.
Ho ormai una casa, ho un giardino, ho un cazzo di camino
che butta fuori tutto il giorno fumo
il cane, guarda, hai lasciato una scarpa in giardino.
Parlo veloce, parli veloce, parli fottutamente veloce, non ti seguo,
hai i tuoi momenti
che ci fa un mangiafuoco con un'infermiera?
ci sono venuti pure i figli dementi
Hai i primi capelli bianchi, si va bene io ce li ho da tempo.
Per mettersi d'accordo ci vuole l'avvocato?
tua figlia, mia figlia si è impiastricciata col gelato.
A 2006 anni dalla nascita di Gesù Cristo Forse è vero che i bambini sono di sinistra, come diceva De Andrè.
Hanno preso il mondo che è anche loro, l'hanno asfaltato, hanno asfaltato persino i pochi alberi rimasti e l'hanno seminato di odio e diseguaglianze.
I frutti che ne sono derivati sono mandarini giganteschi quanto insipidi, e la paura dell'altro, propria di individui che, terminato il lavoro, si rinchiudono nelle loro fortezze/bunker (atomici). Accendono la televisione e sentono parlare di pericolo di attacchi terroristici, allarmi rossi, orde di calndestini che ci invadono e ci rubano il lavoro, sconvolgimenti climatici e forze della natura ostili senza che se ne capisca la natura derivativa.
Tutta la nostra società va bene, ma è costantemente messa in pericolo. E il pericolo è esterno, viene da loro. Loro sono tante cose: freddi polari, immigrati, tornadi, nemici dell'Occidente, metalmeccanici che scioperano, gente che chiede partecipazione.
In tutto questo i bambini, i ragazzini dovrebbero guardare con terrore il compagno di banco (sarà un aspirante terrorista? Ma non lo fanno, perchè sono più intelligenti della Fallaci) e da oggi rischiano la pelle a giocare a nascondino, quando scavalcheranno una recinzione per nascondersi dietro un baldacchino, sotto gli occhi allarmati di uno sceriffo leghista che se ne stà alla finestra con un fucile a pompa in mano.
Doveva essere la grande rivelazione. Parlo deI migliori nani della nostra vita..ah, ok, così andò: ho passato una settimana a fare da altoparlante pubblicitario per questa nuova trasmissione comica, il grande ritorno di Ciprì & Maresco etc., tanto che sono riuscito a radunare una dozzina di persone (di cui alcune sconosciute) di fronte alla tivvù, in attesa dell'evento televisivo dell'anno. 
"Ho speso gran parte dei miei soldi per donne, alcol e automobili. Il resto l'ho sperperato."
(George Best)
http://biografie.leonardo.it/
George Best è stato uno dei più grandi calciatori di sempre. Purtroppo - sono in molti a crederlo - sarebbe potuto diventare ancora più grande se non avesse scelto l'eccesso come sua filosofia di vita.
George Best nasce in un povero quartiere di Belfast (Irlanda del Nord) il 22 maggio 1946 e si dedica al calcio fin da bambino. La sua corporatura è esile e purtroppo lo penalizza: ancora non è facile scorgere in lui il talento naturale che poi si rivelerà. Quindicenne, George Best segna due gol in una partita che vede come avversari ragazzi tre anni più grandi di lui: qui viene notato dagli osservatori del Manchester United.
Best entra così a far parte dell'importante squadra inglese, sotto la guida di Matt Busby, allenatore, manager nonchè proprietario della società calcistica. Il suo primo impatto con l'Old Trafford di Manchester non è dei migliori: George, arrivato da Belfast in traghetto insieme ad un suo connazionale coetaneo e suo futuro compango di squadra, resiste un solo giorno. Molto provato a causa della giovanissima età, ha nostalgia di casa, così prende il primo traghetto per Belfast. Best viene raggiunto a Belfast dallo stesso Busby, il quale, con grande comprensione, ma anche con grande abilità, convince il giovane Best a ritornare a Manchester per provare di nuovo. Il Manchester, che vede tra i suoi ragazzi anche illustri nomi come quelli di Bobby Charlton e Denis Law, di lì a poco trionferà in tutta Europa.
George debutta nel campionato inglese all'età di diciassette anni contro il West Bromwich. Nel 1966 partecipa alla storica vittoria nei quarti di finale di Coppa Campioni, contro il Benfica di Eusebio: dei cinque gol del Manchester United, due sono siglati da Best. Nel 1965 e nel 1967 vince il campionato inglese. Il 29 maggio 1968 di nuovo contro il Benfica, gioca la finale di Coppa Campioni nel sontuoso stadio di Wembley: Best segna e meraviglia tutti, contribuendo al risultato finale di 4-1.
George non solo si convince sempre più del suo talento ma anche della sua fama. Al ritorno da una partita, all'aeroporto Best si presenta alle fans indossando un sombrero, mandandole in visibilio. Da questo episodio pare nascere una star, un'icona, la cui immagine va al di là dei campi da gioco. La fama di Best è quella di un'"icona pop"; verrà soprannominato il "quinto Beatle", lungo il corso di tutti gli anni '60, anni nei quali i giovani amavano soprattutto esibirsi con particolarissimi tipi di acconciature e muoversi all'interno del sistema con atteggiamenti anticonformisti.
Goerge Best in campo è uno straordinario prim'attore, un assoluto domatore della folla, pare in grado di vincere le partite da solo. Best non si tira indietro nei takle: quando si tratta di contrastare un avversario, gli sradica la palla dai piedi e poi riparte imperioso. Con i suoi dribbling irride gli avversari, il suo tiro è secco e micidiale; alto 172 centimetri, il suo fisico è piuttosto gracile tuttavia incredibilmente potente, e possente nei suoi stacchi di testa. In quegli anni probabilmente solo Pelè gli è superiore, anche se quest'ultimo nel 1966 dichiarerà "George Best è il più grande giocatore del Mondo".
Best raggiunge l'apice del successo e della notorietà vincendo il Pallone d'Oro alla fine del 1968, suo anno d'oro, nonchè anno simbolico per tutto il mondo, caratterizzato dalle note rivolte studentesche e da una scena musicale ribollente. Poi, comincia la sua parabola discendente.
Inizia un periodo di dedizione alle sue passioni "alternative": l'alcool, le donne (tra le sue numerose compagne vi sono due Miss Universo), il denaro e gli eccessi in genere.
Dopo 13 anni di militanza, dopo l'ennesimo allenamento saltato, dopo l'ennesima furibonda lite con l'allenatore di turno, George Best lascia il Manchester United nel gennaio del 1974. L'ultima volta che George Best vede l'Old Trafford è costretto suo malgrado ad osservarlo dalla panchina. A fine partita imbocca gli spogliatoi, sconsolato, smarrito, piangente, ombra di se stesso e dei suoi eccessi. Varcata quella soglia George Best non sarebbe più tornato indietro, nè avrebbe più rimesso piede nel suo amato Old Trafford come giocatore.
All'età di 28 anni lascia l'inghilterra, approdando al "soccer" nordamericano, con l'intenzione di esplorare i nuovi orizzonti calcistici dei multimilionari USA. Di lui si ricorda la storica impresa in cui ha segnato sei gol in un solo match, contro il Northampton (FA Cup).
Dopo Miss Mondo, colossali bevute di birra, migliaia di sterline sparse in un letto, ricoveri, periodi di smarrimento, addirittura la prigione (nel 1984, per offesa a pubblico ufficiale e stato di ubriachezza mentre era alla guida) ed una successiva rinascita, questa volta come commentatore d'eccezione per un popolare canale sportivo in Inghilterra, nel 2002 all'età di 56 anni, Best ha subito un trapianto di fegato poiché l'alcol aveva ridotto le funzioni del suo organo al 20%.
Nel mese di ottobre 2005 George Best viene ricoverato in ospedale: le sue condizioni sono stabili ma costantemente critiche. All'inizio di novembre l'ex calciatore ha chiesto al suo agente e amico di ritrarre in alcuni scatti fotografici la sua pessima condizione: Best con questa richiesta ha voluto dare un messaggio chiaro e forte ai giovani, come monito sui pericoli dell'alcol.
Un autorevole giornalista sportivo inglese scrisse: "Ci sono due modi per ricordare George Best: il primo vi causerà rabbia, rimorso, dolore per non aver visto questo immenso giocatore esprimere tutto il suo formidabile ed inarrivabile talento; la seconda vi porterà gioia, un'incredibile stato di estasi e la privilegiata opportunità di aver potuto ammirare uno dei più grandi artisti sportivi mai apparsi sul pianeta"
Dove sta la spada, nel corpo. Terra mia, o mia terra, sciacquati di dosso tutto lo sporco che c'è, ritorna al peccato originario, dove sta la terra più umile, la terra di una tomba scoperchiata. Chetati, e sappi sentire il silenzio della farfalla e il freddo dei brividi, l'anima il cielo la danza che si scontra con gli spigoli di ferro. Dove sta la spada, nello scheletro scarnificato del tedio che ti trascini....
Perderai,
pezzi di carne, tra qui e l'alba dei secoli
Perderai, la goia e
l'immortalità
la purezza, e tutto ciò che non è mai esistito.
Dirò al cosmo che occorre un sacrificio, e tra spasmi e fiotti di sangue sgozzerò una ad una le stelle; ti voglio in silenzio e capace di ascoltare il volo della farfalla e il freddo dei brividi, l'anima il cielo la danza che si scontra con gli spigoli di ferro.
In silenzio, su questa vallata immensa, su questo dirupo verde fatto di alberelli, di casine, e di un sole che ci si bagna sopra.
Qui la notte, sulla bava della luna che si mangia gli ossicini, io sto in silenzio nel frastuono dei giorni a venire.
E di qui passa il fiumiciattolo, uno stretto specchio di due chilometri traverso lo sputo delle pecore, e di qui la voglia di vita mentre la volpe sbrana la preda.
Uno strillo!
E' la cattiveria incinta.
Una casa a fuoco, due pompieri.
Ma ti prego, mia terra, o terra mia, ti voglio in silenzio e capace di ascoltare il volo della farfalla e il freddo dei brividi, l'anima il cielo la danza che si scontra con gli spigoli di ferro.
In silenzio!
E sentirai il vento che passa tra i cespugli, e il volo del falco, quando quello si lancia sotto una pioggia di frecce che gli staccano di dosso tutte le ali,
e solo un corpo in avaria arriva a terra.
Succo di sangue assorbito dalla terra, la mia terra.

Sedici anni vanno e vengono,
ma sono un taglio
su un filo di corsa campestre.
Questa poesia si occupa
dell'immensità del cosmo,
piccolo come un uomo di fronte
alla cruna d'un ago.
Là sta il segno del destino,
Marte è un pianeta vicino.
Dite: chi mai potrebbe non innamorarsi
di una bandiera
che punta su questi cieli?
Eh?